Già volevo comprarlo, ce l'avevo nella wish-list.
Anche se è un po' che non riesco a dedicarci il tempo che vorrei (questione di scelte), riappropriarmi di questi momenti mi fa sentire bene.
Si spendono soldi in maniere futili, per oggetti senza arte, né ingegno, né storia.
E così, mi sa che alla prossima occasione, mi lascerò nuovamente tentare dalla libreria ed acquisterò Emmaus di Baricco.
lunedì 9 novembre 2009
venerdì 9 ottobre 2009
A Step Back
Mi sono cancellato da Facebook.
E da Twitter.
E pure da qualche altro servizio che subodorava di "social network".
Di questi, in realtà, quello di cui ho maggiormente fruito è stato Facebook.
Il che è tutto dire, visto che l'iscrizione risale al 12 Giugno... (2009, of course!)
Delle motivazioni che mi indussero ad iscrivermi ne ho già parlato qui.
Col senno di poi, non ho nulla da eccepire circa l'efficacia del servizio.
Direi che è possibile ritrovare (ed essere trovati da) pressoché qualsiasi persona di cui si ha memoria.
Incredibile davvero!
Peccato che, spesso, questo poderoso network diventa un'immensa vetrina di "fancazzismo" (Si può dire? Spero non si offenda nessuno per il "francesismo".).
Non cadere in tentazione è pressoché impossibile perché, prima o poi, a meno di non avere alcun interesse, rimestando nel pentolone, qualcosa di interessante lo si trova.
Un po' come per tutta la rete Internet.
Certo che, c'è della gente che potrebbe benissimo astenersi dal creare taluni gruppi o condividere sempre i medesimi concetti (presente tipo i monotematici del calcio?... ) o ancora, coinvolgerti in tutti quegli stramaledettissimi test e giochini.
Ad ogni modo, non mi sono cancellato per questa sorta di integralismo morale e sociale (perlomeno, non solo... ), ma soprattutto perché è fonte di continua distrazione.
Non ho tempo, e quel poco che ho a disposizione, dopotutto, non mi va di "investirlo" in attività di questo tipo.
Se qualcuno c'ha da dirmi qualcosa, può scrivermi una mail.
La buona, vecchia, cara, mail.
Erede della posta in lettera, nobile mezzo di agognate missive... (visto il tempo che impiegava...!)
Ero tentato di cancellare pure il blog.
Però, ho scoperto, dopotutto, che ci sono affezionato!
È uno spazio prettamente personale, senza direzione, ma che presuppone un utilizzo della parola un po' più "articolato e meditato" di un "SMS-like".
Infine, sono pure stanco.
Troppa fatica capire e farsi capire.
Ci vorrebbe una sorta di telepatia/empatia, o comunque una certa fiducia intellettuale e morale.
Qualcosa che non implichi giustificare il detto e il non detto, ma che lasci scivolare intenti e pensieri con leggerezza, senza preoccuparsi di come sono raccolti.
(e forse, quest'ultima parte l'ho pure già scritta da qualche parte... )
Tutta roba che non si sbriga virtualmente.
E da Twitter.
E pure da qualche altro servizio che subodorava di "social network".
Di questi, in realtà, quello di cui ho maggiormente fruito è stato Facebook.
Il che è tutto dire, visto che l'iscrizione risale al 12 Giugno... (2009, of course!)
Delle motivazioni che mi indussero ad iscrivermi ne ho già parlato qui.
Col senno di poi, non ho nulla da eccepire circa l'efficacia del servizio.
Direi che è possibile ritrovare (ed essere trovati da) pressoché qualsiasi persona di cui si ha memoria.
Incredibile davvero!
Peccato che, spesso, questo poderoso network diventa un'immensa vetrina di "fancazzismo" (Si può dire? Spero non si offenda nessuno per il "francesismo".).
Non cadere in tentazione è pressoché impossibile perché, prima o poi, a meno di non avere alcun interesse, rimestando nel pentolone, qualcosa di interessante lo si trova.
Un po' come per tutta la rete Internet.
Certo che, c'è della gente che potrebbe benissimo astenersi dal creare taluni gruppi o condividere sempre i medesimi concetti (presente tipo i monotematici del calcio?... ) o ancora, coinvolgerti in tutti quegli stramaledettissimi test e giochini.
Ad ogni modo, non mi sono cancellato per questa sorta di integralismo morale e sociale (perlomeno, non solo... ), ma soprattutto perché è fonte di continua distrazione.
Non ho tempo, e quel poco che ho a disposizione, dopotutto, non mi va di "investirlo" in attività di questo tipo.
Se qualcuno c'ha da dirmi qualcosa, può scrivermi una mail.
La buona, vecchia, cara, mail.
Erede della posta in lettera, nobile mezzo di agognate missive... (visto il tempo che impiegava...!)
Ero tentato di cancellare pure il blog.
Però, ho scoperto, dopotutto, che ci sono affezionato!
È uno spazio prettamente personale, senza direzione, ma che presuppone un utilizzo della parola un po' più "articolato e meditato" di un "SMS-like".
Infine, sono pure stanco.
Troppa fatica capire e farsi capire.
Ci vorrebbe una sorta di telepatia/empatia, o comunque una certa fiducia intellettuale e morale.
Qualcosa che non implichi giustificare il detto e il non detto, ma che lasci scivolare intenti e pensieri con leggerezza, senza preoccuparsi di come sono raccolti.
(e forse, quest'ultima parte l'ho pure già scritta da qualche parte... )
Tutta roba che non si sbriga virtualmente.
venerdì 2 ottobre 2009
Rileggendo
È solo che nessuno di noi ha avuto la vitalità o il talento di fare canzoni. Noi componiamo solamente con la vita, il che è molto più incasinato, e costa molto più tempo, e non lascia niente che la gente possa fischiettare.
(Alta Fedeltà - Nick Hornby)
(Alta Fedeltà - Nick Hornby)
lunedì 14 settembre 2009
The Past Continuous
Quando, diversi anni or sono, lessi “UTO” (mi pare che fosse proprio “UTO”), di Andrea De Carlo, ci fu una locuzione che mi rimase impressa: “senso di non appartenenza”.
Era certo un periodo un po’ travagliato, ma descriveva senz’altro quella distanza che interponevo (o cercavo di interporre) in tutto ciò che vivevo.
Se sono cambiato, forse, completamente, non saprei; il vissuto ce lo portiamo sempre un po’ addosso, anche se posso dire per certo che le condizioni al contorno, oggi, sono piuttosto cambiate.
Talvolta, però, quando il passato ritorna, mi ri-assale questa sensazione.
E non c’è nulla da fare, non mi vengono proprio fuori le parole.
Assorbo le sensazioni ed affiorano i ricordi, ma sono frammenti di memorie.
D'altronde, non avendo partecipato appieno a taluni eventi, non posso certo raccoglierne l’eredità, né tanto meno i plausi.
Ci sono i volti e gli aneddoti, ora sotto la verità del tempo, a colmare il silenzio ed a strappare risate e coscienza dal torpore.
Un po’ spettatore, assisto, lieto.
Surreale.
Ed un po’ melanconico.
Era certo un periodo un po’ travagliato, ma descriveva senz’altro quella distanza che interponevo (o cercavo di interporre) in tutto ciò che vivevo.
Se sono cambiato, forse, completamente, non saprei; il vissuto ce lo portiamo sempre un po’ addosso, anche se posso dire per certo che le condizioni al contorno, oggi, sono piuttosto cambiate.
Talvolta, però, quando il passato ritorna, mi ri-assale questa sensazione.
E non c’è nulla da fare, non mi vengono proprio fuori le parole.
Assorbo le sensazioni ed affiorano i ricordi, ma sono frammenti di memorie.
D'altronde, non avendo partecipato appieno a taluni eventi, non posso certo raccoglierne l’eredità, né tanto meno i plausi.
Ci sono i volti e gli aneddoti, ora sotto la verità del tempo, a colmare il silenzio ed a strappare risate e coscienza dal torpore.
Un po’ spettatore, assisto, lieto.
Surreale.
Ed un po’ melanconico.
martedì 11 agosto 2009
Looking Into The Past
Tipicamente, si guarda sempre al passato con nostalgia ed un pizzico di romanticismo.
I propri ricordi assumono sempre più le sembianze di chimere, rappresentanti di un tempo che non tornerà.
Avvenimenti che un tempo crearono apprensione ed imbarazzo, disavventure, delusioni, tutto si trasforma in culto adolescenziale.
Ed io mi chiedo: sebbene l'evoluzione dell'individuo passi attraverso alcuni periodi assolutamente unici, fatti di prime volte, possibile che il passato sia sempre così fico?
No, perché, ad essere onesti, crescere non mi pare proprio una gita a Gardaland.
Parrebbe quasi una sorta di riscatto.
E sul passato, e, preventivamente, sul futuro.
Il passato, quello fatto dei nostri ricordi, è suscettibile delle interpretazioni del momento e se il tempo trasforma i lieti fini in trionfi, egualmente attutisce l'eco dei tormenti.
E di questi ultimi, quasi, riusciamo a parlarne con un sorriso storto e stoico, a dimostrare, forse più a noi stessi che agli altri, che è "acqua passata".
Così, ci convinciamo che ciò che re-interpretiamo del passato possa rappresentare le referenze per il futuro.
"Quando ero giovane / Da ragazzo sollevavo 100Kg... " (che poi erano 80Kg ed è successo solo una volta, magari... )
Eccheccavolo vuol dire?
Se nel frattempo sei aumentato di 30Kg e l'unica attività fisica esercitata con un minimo di costanza è stata quella mandibolare, le referenze te le sei belle che giocate.
Sintomi evidenti di senilità precoce.
Il passato dovrebbe inculcarci un minimo di saggezza e modestia.
Se conoscessimo il presente come il passato, probabilmente, ed ad essere onesti, alcune valutazioni sarebbero senz'altro più oggettive.
Ci vorrebbe solo la medesima energia e voglia di sbattersi.
I propri ricordi assumono sempre più le sembianze di chimere, rappresentanti di un tempo che non tornerà.
Avvenimenti che un tempo crearono apprensione ed imbarazzo, disavventure, delusioni, tutto si trasforma in culto adolescenziale.
Ed io mi chiedo: sebbene l'evoluzione dell'individuo passi attraverso alcuni periodi assolutamente unici, fatti di prime volte, possibile che il passato sia sempre così fico?
No, perché, ad essere onesti, crescere non mi pare proprio una gita a Gardaland.
Parrebbe quasi una sorta di riscatto.
E sul passato, e, preventivamente, sul futuro.
Il passato, quello fatto dei nostri ricordi, è suscettibile delle interpretazioni del momento e se il tempo trasforma i lieti fini in trionfi, egualmente attutisce l'eco dei tormenti.
E di questi ultimi, quasi, riusciamo a parlarne con un sorriso storto e stoico, a dimostrare, forse più a noi stessi che agli altri, che è "acqua passata".
Così, ci convinciamo che ciò che re-interpretiamo del passato possa rappresentare le referenze per il futuro.
"Quando ero giovane / Da ragazzo sollevavo 100Kg... " (che poi erano 80Kg ed è successo solo una volta, magari... )
Eccheccavolo vuol dire?
Se nel frattempo sei aumentato di 30Kg e l'unica attività fisica esercitata con un minimo di costanza è stata quella mandibolare, le referenze te le sei belle che giocate.
Sintomi evidenti di senilità precoce.
Il passato dovrebbe inculcarci un minimo di saggezza e modestia.
Se conoscessimo il presente come il passato, probabilmente, ed ad essere onesti, alcune valutazioni sarebbero senz'altro più oggettive.
Ci vorrebbe solo la medesima energia e voglia di sbattersi.
martedì 4 agosto 2009
Ma che c'hai nella testa?
A volte me lo chiedo e mi rispondo, pure, e sembra che una risposta plausibile ci sia, che non sia solo la noia od un capriccio.
È che il tempo passa, ed il celebre cassetto rimane tutt'altro che vuoto.
Certo, il buon senso (?), la responsabilità e gli anni impongono una condotta più cauta e moderata e poi, causa anche lo scarso tempo a disposizione, non è che si abbia più tanta voglia di mettersi alla prova, tentare.
Insomma che alla fine si rischia di perdere interesse, stimolo.
Ed anche a perseverare, bisogna davvero avere "l'istinto del salmone".
A trent'anni passati da un pezzo, con famiglia, figli, lavoro e mutuo, pensare di dedicarsi, chessò, alla chitarra, all'alpinismo piuttosto che alla moto, insomma, è tutto percepito quasi come "imbarazzante".
"Non sei più un ragazzino!" direi che è il commento più quotato.
Nell'immaginario "popolare", una volta raggiunta la condizione di "famiglia" tutto ciò che esula da tale contesto, pare essere una futile distrazione, divagazione per sfuggire dal proprio ruolo.
Parrebbe che anche gli interessi debbano "polarizzarsi" verso la dimensione domestico/paterna.
Beh, onestamente, però, io mi sento male a pensare di precludermi talune opportunità.
O meglio, non ce la faccio proprio a "quetare".
Ci sono troppe cose, troppi traguardi ancora da raggiungere, alcuni personali.
E bella voglia di dire: "Potevi pensarci prima a 'ste cose."
Avessi potuto, le avrei fatte, no!
Penso che se solo si uscisse dal reality e dalla competizione, i vincoli determinati dalle possibilità, dall'età e dalle responsabilità, non costituirebbero un fardello ed un limite tale da dover desistere da ogni progetto.
Non voglio tutto adesso, anche un po' per volta va bene... !
È che il tempo passa, ed il celebre cassetto rimane tutt'altro che vuoto.
Certo, il buon senso (?), la responsabilità e gli anni impongono una condotta più cauta e moderata e poi, causa anche lo scarso tempo a disposizione, non è che si abbia più tanta voglia di mettersi alla prova, tentare.
Insomma che alla fine si rischia di perdere interesse, stimolo.
Ed anche a perseverare, bisogna davvero avere "l'istinto del salmone".
A trent'anni passati da un pezzo, con famiglia, figli, lavoro e mutuo, pensare di dedicarsi, chessò, alla chitarra, all'alpinismo piuttosto che alla moto, insomma, è tutto percepito quasi come "imbarazzante".
"Non sei più un ragazzino!" direi che è il commento più quotato.
Nell'immaginario "popolare", una volta raggiunta la condizione di "famiglia" tutto ciò che esula da tale contesto, pare essere una futile distrazione, divagazione per sfuggire dal proprio ruolo.
Parrebbe che anche gli interessi debbano "polarizzarsi" verso la dimensione domestico/paterna.
Beh, onestamente, però, io mi sento male a pensare di precludermi talune opportunità.
O meglio, non ce la faccio proprio a "quetare".
Ci sono troppe cose, troppi traguardi ancora da raggiungere, alcuni personali.
E bella voglia di dire: "Potevi pensarci prima a 'ste cose."
Avessi potuto, le avrei fatte, no!
Penso che se solo si uscisse dal reality e dalla competizione, i vincoli determinati dalle possibilità, dall'età e dalle responsabilità, non costituirebbero un fardello ed un limite tale da dover desistere da ogni progetto.
Non voglio tutto adesso, anche un po' per volta va bene... !
venerdì 26 giugno 2009
Perchè? Ma soprattutto: “PERCHÈ?”
Mi sono iscritto a Facebook.
Ebbene si, sebbene in passato l’avessi disdegnato, alla fine ho ceduto.
In principio, l’intento era di partecipare a qualche gruppo di discussione politica ove trovare conforto, che davvero ce n’ho (tuttora) proprio bisogno.
Poi ci furono un paio di avvenimenti.
Il primo, parlando con un caro amico, che purtroppo non riesco a vedere troppo spesso, oberato com’è dal lavoro e da impegni personali, il quale mi chiese se ero iscritto a Facebook.
Detta così, la cosa, non dovrebbe suscitare particolare stupore, se non fosse che a me non risultava neanche che possedesse un computer…
In pratica, mi disse che da poco, anche sotto le pressioni della moglie, aveva comprato un portatile e s’era munito di una chiavetta per l’accesso ad internet mobile.
Lui è sempre stato uno a cui il computer e la tecnologia in generale non è mai interessata particolarmente. Una persona pratica.
Ebbene, tra le prime cose che hanno fatto (entrambi), c’è stata quella di iscriversi a Facebook.
Neanche riusciamo a sentirci con un minimo di “periodicità”…
Poi, ancora, tempo fa, passeggiando con un'altra coppia di amici, mi son ritrovato a sapere di alcuni fatti inerenti un collega ed amico, che io del tutto ignoravo, sebbene abbia l’opportunità di vederlo senz’altro più di frequente di loro.
Facebook!
A questo punto, nutrivo anche una sorta curiosità.
Insomma, pare che sia più facile “incontrasi” su un social network che scambiare due parole direttamente. Face-Book contro Face-to-Face…
Così, come scrivevo, ho ceduto.
Subito dopo aver creato l’account, però, complice il tempo e l’indecisione, ho lasciato la questione in sospeso, dimenticata qualche giorno, a decantare tra pensieri e perplessità, mentre, saltuariamente, cercavo di capire come funzionava la faccenda.
Ed in quel frangente, sono stato scovato!
Da una delle persone che ritenevo tra le più improbabili, tra l’altro!
È stato un tuffo nel passato e m’ha fatto un gran piacere.
Proprio vero, il diavolo non è così brutto come lo si dipinge.
Come sempre, ogni strumento può essere utilizzato per scopi leciti od impropri.
L’altra sera scambiavo due “righe” con tre miei colleghi ed amici: uno in Libano, uno in Polonia ed uno in Indonesia…
Dell’ultimo ho potuto constatarne le notizie solo la mattina seguente, causa il fuso orario, ma questa presenza virtuale è comunque un modo di esserci.
Ebbene si, sebbene in passato l’avessi disdegnato, alla fine ho ceduto.
In principio, l’intento era di partecipare a qualche gruppo di discussione politica ove trovare conforto, che davvero ce n’ho (tuttora) proprio bisogno.
Poi ci furono un paio di avvenimenti.
Il primo, parlando con un caro amico, che purtroppo non riesco a vedere troppo spesso, oberato com’è dal lavoro e da impegni personali, il quale mi chiese se ero iscritto a Facebook.
Detta così, la cosa, non dovrebbe suscitare particolare stupore, se non fosse che a me non risultava neanche che possedesse un computer…
In pratica, mi disse che da poco, anche sotto le pressioni della moglie, aveva comprato un portatile e s’era munito di una chiavetta per l’accesso ad internet mobile.
Lui è sempre stato uno a cui il computer e la tecnologia in generale non è mai interessata particolarmente. Una persona pratica.
Ebbene, tra le prime cose che hanno fatto (entrambi), c’è stata quella di iscriversi a Facebook.
Neanche riusciamo a sentirci con un minimo di “periodicità”…
Poi, ancora, tempo fa, passeggiando con un'altra coppia di amici, mi son ritrovato a sapere di alcuni fatti inerenti un collega ed amico, che io del tutto ignoravo, sebbene abbia l’opportunità di vederlo senz’altro più di frequente di loro.
Facebook!
A questo punto, nutrivo anche una sorta curiosità.
Insomma, pare che sia più facile “incontrasi” su un social network che scambiare due parole direttamente. Face-Book contro Face-to-Face…
Così, come scrivevo, ho ceduto.
Subito dopo aver creato l’account, però, complice il tempo e l’indecisione, ho lasciato la questione in sospeso, dimenticata qualche giorno, a decantare tra pensieri e perplessità, mentre, saltuariamente, cercavo di capire come funzionava la faccenda.
Ed in quel frangente, sono stato scovato!
Da una delle persone che ritenevo tra le più improbabili, tra l’altro!
È stato un tuffo nel passato e m’ha fatto un gran piacere.
Proprio vero, il diavolo non è così brutto come lo si dipinge.
Come sempre, ogni strumento può essere utilizzato per scopi leciti od impropri.
L’altra sera scambiavo due “righe” con tre miei colleghi ed amici: uno in Libano, uno in Polonia ed uno in Indonesia…
Dell’ultimo ho potuto constatarne le notizie solo la mattina seguente, causa il fuso orario, ma questa presenza virtuale è comunque un modo di esserci.
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