Piccolo Prologo
Il 10 Aprile, volevo pubblicare questo post.
Era passato un mese, un primo traguardo.
Non ce l’ho fatta.
L’immagine di una bara, sovrastata da un’altra più piccola, e bianca, fatica ad abbandonare memoria e coscienza.
Con lo sguardo, non ho potuto fare a meno d’abbracciare la mia famiglia e abbandonarmi al silenzio, ad un unico pensiero.
Un mese e mezzo fa, circa…
Mentre eravamo seduti nella sala d’attesa, aspettando (appunto!) pazientemente il nostro turno, riflettevo sul fatto che quella poteva essere, forse, l’unica eventualità in cui si entra in ospedale con un certo entusiasmo.
Inconciliabile binomio, un ossimoro: “ospedale” - “lieto evento”.
Anche il personale sembrava percepire questa condizione di privilegio.
Li vedevi passare, indaffarati ma soddisfatti, sorridendo compiaciuti ad ogni gemito e sofferenza.
A descriverlo pare surreale.
Eppure, non si poteva che condividere, e sorridere a propria volta, con occhi di commozione e meraviglia.
Era una mattinata piuttosto movimentata.
Dalla notte fino a quel momento s’erano presentate quattro nuove pazienti ed i “posti letto” scarseggiavano.
Così, noi, speravamo di non dover posticipare il momento.
Dopo un paio d’ore circa, fummo convocati.
Continuavo a galleggiare e pensare, ricordando ciò che accadde la volta precedente…
Le prime avvisaglie all’una di notte, l’attesa perché i sintomi si manifestassero con regolarità ed agli intervalli “stabiliti” per la partenza,
Tira-e-molla emotivo, impazienti ma timorosi tergiversavamo tra le mura domestiche…
Chissà perché, queste cose accadono prevalentemente nelle ore notturne. Mah.
L’appuntamento allevia l’ansia, ma forse è soprattutto per la sensazione di “già vissuto”.
Dal primo accertamento fino al ricongiungimento famigliare fu un susseguirsi di burocrazia ed attese.
Gabriele vide la luce alle 11:10 del 10 Marzo 2009 e pesava 3.650Kg.
Non male per essere nato 10 giorni prima del presunto evento naturale.
La degenza durò 4 giorni.
Anzi meno, giacché il quarto giorno ci fu la dimissione.
Durante questo periodo, la baby (Camilla) pernottò, come la mamma, fuori casa.
Con la sua valigetta, si trasferì dai nonni.
Concordammo che fosse la soluzione migliore, così potei passare gran parte del mio tempo col resto della famiglia e concedermi un buon sonno ristoratore che chi sa quando ne avrei avuto nuovamente l’opportunità!
A parte le processioni di amici e parenti, ed un po’ di sintomi post-operatori, questo periodo passò senza alcun avvenimento degno di nota.
E qui termina pure la parte “poetica”.
All’atto della dimissione, il pupo non aveva preso molto peso, ma le cause furono imputate al calo fisiologico e alla pochezza nutritiva del primo latte materno.
Pertanto, fu fissato una prima visita 3 giorni dopo.
Alla visita successiva, la crescita fu ancora scarsa ed, inoltre, fu constatato un lieve ittero.
…Altro appuntamento 4 giorni dopo, dove l’ittero era notevolmente aumentato e si prospettava il fermo per una “passatina” sotto le lampade.
Un dottore illuminato, però, sentenziò che si trattava, quasi sicuramente, di fame!
Pertanto, dovevamo vigilare sulla buona volontà del soggetto, pesandolo prima e dopo i pasti, ed integrando la mancata assunzione dal seno materno col latte artificiale.
Era proprio quello!
Mia moglie non mancava certo della virtù lattea, ma la creatura, dopo tre ciucciatine, smetteva di collaborare e si beava nel grembo di mamma.
Si ridestava, dunque, preso nella morsa della fame, ma ancora con poca convinzione, visto che si ripeteva sempre la medesima scena.
Forzandolo con il biberon, i tempi dei pasti si dilatarono a dismisura.
Anche un’ora per 90g di latte…
Però funzionò!
4 giorno dopo, l’ittero era quasi sparito ed era aumentato di peso.
Rimaneva l’unico fastidio dei dotti lacrimali occlusi, per cui gli si “impiastricciavano” gli occhietti”.
La cura consistette in “massaggini” e camomilla (o goccine a base di camomilla).
Ma parliamo di come la baby inquilina accolse il nuovo arrivato…
In principio, non avevamo contemplato crisi di gelosia alcuna.
La baby pareva entusiasta e nel periodo in cui la mamma non c’era non mancarono regali e cotillons “propedeutici”.
Anche nel ritorno al lido domestico, la sensazione iniziale fu di premura mista a curiosità.
Lo seguiva sempre e dovunque e voleva assistere e partecipare ad ogni attività.
Cambio pannolino, allattamento, nanna…
In questa morbosità, però, non mancarono episodi di oppressione vari.
Questo, nonostante tuttora ci dividiamo equamente per non scontentare l’ego di alcun esponente.
Prendiamo atto che un po’ di gelosia è inevitabile.
Infine, correlata alla gelosia, s’è manifestata una certa “regressione”...
Ad esempio, invece che il bicchiere siamo tornati un po’ al biberon, al latte, …
E per finire, il lettone!
Ebbene si, perché, checcavolo, il fratellino sta in camera di mamma e papà ed io no?!
Ma manco chegguai!
Così, all’inizio, c’abbiamo anche provato a dormire in tre nel lettone, ed il pupo nel lettino, ma non dormivo né io, né lei…
Morale: in cameretta ci sono finito io.
Che non sarebbe neanche male, se in cameretta non ci fosse il lettino da bambini… (quello più corto con la spondina, per intendersi…)
Ora mi sono “mezzo” abituato e comunque, di notte, è prevalentemente mia moglie che doma le due belve.
Io mi sveglio “solo” due o tre volte a notte, nell’arco delle 7 ore, per preparare il latte (quindi, la veglia dura poco) e, talvolta, “dare il cambio”.
Il che si traduce, al massimo, in 3 ore di sonno consecutive.
L’unico periodo che è possibile concedere alle proprie attività, è quello durante la nanna di entrambi gli eredi.
Peccato che coincida con le uniche opportunità di riposo…
A parte questo, ci sarebbero, come sempre, un po’ di cose che vorrei scrivere, forse, un giorno…