venerdì 26 giugno 2009

Perchè? Ma soprattutto: “PERCHÈ?”

Mi sono iscritto a Facebook.
Ebbene si, sebbene in passato l’avessi disdegnato, alla fine ho ceduto.

In principio, l’intento era di partecipare a qualche gruppo di discussione politica ove trovare conforto, che davvero ce n’ho (tuttora) proprio bisogno.
Poi ci furono un paio di avvenimenti.
Il primo, parlando con un caro amico, che purtroppo non riesco a vedere troppo spesso, oberato com’è dal lavoro e da impegni personali, il quale mi chiese se ero iscritto a Facebook.
Detta così, la cosa, non dovrebbe suscitare particolare stupore, se non fosse che a me non risultava neanche che possedesse un computer…
In pratica, mi disse che da poco, anche sotto le pressioni della moglie, aveva comprato un portatile e s’era munito di una chiavetta per l’accesso ad internet mobile.
Lui è sempre stato uno a cui il computer e la tecnologia in generale non è mai interessata particolarmente. Una persona pratica.
Ebbene, tra le prime cose che hanno fatto (entrambi), c’è stata quella di iscriversi a Facebook.
Neanche riusciamo a sentirci con un minimo di “periodicità”…
Poi, ancora, tempo fa, passeggiando con un'altra coppia di amici, mi son ritrovato a sapere di alcuni fatti inerenti un collega ed amico, che io del tutto ignoravo, sebbene abbia l’opportunità di vederlo senz’altro più di frequente di loro.
Facebook!
A questo punto, nutrivo anche una sorta curiosità.

Insomma, pare che sia più facile “incontrasi” su un social network che scambiare due parole direttamente. Face-Book contro Face-to-Face…

Così, come scrivevo, ho ceduto.
Subito dopo aver creato l’account, però, complice il tempo e l’indecisione, ho lasciato la questione in sospeso, dimenticata qualche giorno, a decantare tra pensieri e perplessità, mentre, saltuariamente, cercavo di capire come funzionava la faccenda.

Ed in quel frangente, sono stato scovato!
Da una delle persone che ritenevo tra le più improbabili, tra l’altro!
È stato un tuffo nel passato e m’ha fatto un gran piacere.

Proprio vero, il diavolo non è così brutto come lo si dipinge.
Come sempre, ogni strumento può essere utilizzato per scopi leciti od impropri.

L’altra sera scambiavo due “righe” con tre miei colleghi ed amici: uno in Libano, uno in Polonia ed uno in Indonesia…
Dell’ultimo ho potuto constatarne le notizie solo la mattina seguente, causa il fuso orario, ma questa presenza virtuale è comunque un modo di esserci.

lunedì 22 giugno 2009

Mi scappa di scrivere

Il non raggiungimento del quorum non dovrebbe affatto stupirmi, inutile illudersi e crearsi false speranze.
Eppure, c'ho sta cosa che mi rode e proprio non mi va giù…

La cosa che più m’infastidisce è non capire.
In un referendum si hanno tre opportunità per esprimere la propria posizione: votare “si”, votare “no” ed annullare la scheda.
Ho già espresso la mia posizione sul voto, mezzo d'espressione della volontà popolare, diritto costituzionale e pertanto indicatore di responsabilità civile.

Trovo imbarazzante un tale scempio di denaro pubblico e lo scarso coinvolgimento dei media e dell’opinione pubblica.
Anzi, no, lo trovo profondamente deprimente.
Trovo deprimente che l’unica propaganda politica sia stata a favore del “non voto”, posizione anti-costituzionale e priva di responsabilità civile.

Pare proprio che il popolo italiano non voglia e non debba scegliere.

C’è una forma di governo specifica per tale volontà: la dittatura!

martedì 16 giugno 2009

Breathing

Esco con un gran senso di immobilità e l’eco di “L’aura” in “Breathing“.
Accetto il suggerimento ed inalo, profondamente, aria e sensazioni d’estate.

Nessun postumo del risentimento.
Nessuna colpa ad opprimere la coscienza, solo una diffusa percezione d’inadeguatezza, di non appartenenza.

Quasi piacevole, nella solitudine di questa mattina.

Nella personale filosofia di gestione dello stress, mi concentro sull’immediato passo successivo.
Spazzatura, fermata, autobus, stazione, treno, autobus, ufficio, mails, …

Il cielo è così azzurro che fa male.
“Take your time” e procedo misurato, contenuto e cauto.
Con poco esercizio mi alleggerisco e riesco a sentirmi meglio.

Per metabolizzare ho bisogno di dimenticare, lasciar depositare i ricordi, lasciare l’orizzonte fermo, e riprendere quando non c’è più pericolo di ricaduta.


Invece, spesso, sono trascinato oltre il limite del silenzio.
È strano come alcuni segnali non siano interpretati come sintomi dell’approssimarsi del lecito ed, anzi, agiscano da incentivo per infierire con argomentazioni che, si sa bene, generano ulteriori attriti.

Pensieri pericolosi.
Meglio concentrarsi sul contingente.

È così che la giornata scorre, non senza qualche piacevole novità.
Il messaggio di un amico, un ricordo lontano.
Non c’è nostalgia, né un avvicendarsi di ruoli, solo ossigeno per un sorriso.

martedì 9 giugno 2009

Assenza Ingiustificata

Non sono soddisfatto di come sono andate queste elezioni.
Sono contento per Debora Serracchiani e De Magistris, ma dopo tutto quel che è successo, la risonanza straniera, l'ennesimo reality, mi sarei aspettato, da coloro che non condividono l'attuale governo, un voto di protesta, invece, nella mia piccola realtà, è dilagato l’astensionismo.

Astensionismo che non scalfisce, ma anzi, rafforza fanatici ed estremisti.

Il voto è un diritto ed uno strumento di democrazia, rinunciarvi, a mio parere, denota una certa indifferenza ed irresponsabilità civile.
Onestamente, non posso che biasimare coloro che si nascondono dietro il qualunquismo, cercando di celare l'assoluta mancanza di partecipazione e comprensione di ciò che li circonda.
Eccezione, piuttosto che comunità, quasi che tutto ciò che accade coinvolga altri e che, comunque, gli eventi, non possano essere in alcun modo turbati.
Ovviamente, se tutti la pensassero cosi, non cambierebbe mai nulla.

Cambiare per rinnovarsi.

Mi son sentito chiedere IdV che significa (e successivamente: "Italia dei Valori, che...?!), motivare la propria astensione per aver ricevuto una multa ingiustamente ("Ho perso fiducia nelle istituzioni... ") e poi il solito "Tanto sono tutti uguali... ".

Avrei preferito sentirmi dire: "C'ho d'andare al mare e non me ne frega un c***o".
Non avrei comunque condiviso, ma m'avrebbe fatto inc***are di meno.

Bisogna essere educati e capire e condividere che sono brave persone ed ognuno e libero di fare le proprie scelte...

Ognuno ha il dovere di scegliere consapevolmente e prendersi la responsabilità delle proprie azioni.
Quindi, spero che coloro che non hanno espresso alcuna preferenza, condividano quelle che gli altri hanno espresso per loro.

In silenzio, aggiungo.

martedì 26 maggio 2009

Per Favore: INVADETECI

Ma io che cosa devo fare?
Ho smesso di guardare Ballarò e Report, che dopo mezz’ora di visione stavo già preparando le valigie e per i due giorni successivi, dissuaso dell’intento originale, non volevo più uscire di casa.
Ho smesso di guardare il TG, il colpo di grazia me l’ha dato il funesto evento del terremoto in Abruzzo.
Ho smesso di leggere il giornale, non lo compro spesso, ma ho smesso anche di leggere i free-press, che arrivo al lavoro depresso...
Assumo le notizie a piccole dosi, in pillole.
Uso i feed, esploro cautamente, fuggendo dagli argomenti di politica interna, eppure…
Insomma, sarà stato un riflesso incondizionato, un errore, il fato, una disattenzione e mi ritrovo come ipnotizzato da questo articolo.
E non riesco a smettere.
Vado a leggere gli argomenti correlati (qui e qui), e più soffro, più insisto.
Come inchiodato innanzi ad un film dell’orrore.
Poi, mi soffermo a leggere qualche commento e, allibito, chiudo il browser.

Che io, davvero, non mi interesso molto di politica, cerco di non sbilanciarmi troppo in giudizi, non ho un’identità chiara in questa casba o teatrino od istituzione, cerco di informarmi quel che basta per dare un senso al mio voto, ho sempre dichiarato di non essere politicizzato.

Però, davvero, per favore, INVADETECI.
L’unica soluzione è che un qualsiasi popolo civilmente più evoluto (e quindi ci sarebbe un’ampia scelta) ci invada.
Anzi, ancora meglio: ALIENI, SE ESISTETE, INVADETECI.

Che io non ce la faccio più ad essere Italiano, a vivere di eccezioni che alla fine diventano regole, a considerare l’onestà come penalizzante, se non come molesta o perseguibile, a pensare di crescere dei figli in un paese che non offre opportunità, sicurezza e quasi-quasi i diritti fondamentali (casa, lavoro, …).
Se non per gli amici degli amici, chiaramente.

Un paese che non salva più nemmeno le apparenze.
Almeno, una volta, a mia memoria, si aveva la dignità di mantenere un contegno, eventualmente dimettersi, o comunque non ostentare spudoratamente la propria posizione, peraltro, palesemente compromettente.

Cosa ci fanno gli onesti in Italia?
Le vacanze, oramai, tutti gli altri, prima o poi, si corrompono.

Perché sono gli evasori, abusivi, corrotti, disonesti che mantengono ed acquisiscono privilegi, e ben contenti di poter votare chi permette loro di continuare impuniti.

Ce n’è per tutti, ovviamente, ma questi ultimi eventi m’hanno davvero demoralizzato.
Speriamo di non cadere completamente nell’oblio e che ci sia sempre qualcuno che abbia la forza di raccontare, informare e documentare.

Solidarietà a "La Repubblica" ed alla stampa LIBERA

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
(Costituzione della Repubblica, 1° e 2° comma Art. 21)

venerdì 8 maggio 2009

Caffeine! Yeah baby!

Recitava Scattino.

Eppure, non saprei se attribuire, con certezza, il merito di questo benessere a tale sostanza psicoattiva (la caffeina, intendo... ) od all'incedere della bella stagione.

Le condizioni al contorno non sono affatto cambiate.
Le sette ore, circa, di sonno subiscono sempre almeno tre interruzioni, di durata variabile.
Oramai, le veglie di dieci minuti (preparazione latte, pannolino, … ) non scalfiscono lo stato di semi-incoscienza, sicché, al termine dell'incombenza, precipito nuovamente ed istantaneamente in piena fase REM.
Ben più onerosa è l’opera di consolazione e partecipazione al dolore gastrico/intestinale del pupo; attività che si può protrarre per un tempo indeterminato compromettendo, inesorabilmente, il meritato riposo.

Ecco il perché dello smodato consumo di caffè.

Eppure, ultimamente, sono riuscito a limitarne il consumo, senza, peraltro, subire cali psico-fisici.
Anzi!

Gli indizi parrebbero condurre all’influenza del clima su soggetti affetti da disturbi psico-fisici….
Il che non è affatto rassicurante, per la mia autostima…
Ma se questa fosse davvero una febbre di Primavera, potrei davvero orientarmi sulla fototerapia e cromoterapia, piuttosto che ricorrere a vitamine, integratori, caffè ed assimilabili.

Anche se, in effetti, nell’ultimo periodo, complice la famiglia e lo scarso tempo disponibile, sono naufragato nell’inconsapevolezza mediatica.
Non guardo quasi più i TG, non leggo giornali, non seguo dibattiti e passano giorni senza che accenda il computer.
E mi sento meglio!

La televisione agisce come potenziale intrattenimento e distrazione dei figli (o meglio, della figlia, che per il secondogenito sarebbe alquanto precoce… ).
E pure mio!
Il lieto fine è terapeutico.
Ultimamente, sono anche riuscito ad orientare i gusti della diletta su produzioni “alternative”.
Nell’ordine, mi sono deliziato con:
E le nostre visioni non si limitano al ruolo di spettatori passivi, ma partecipiamo attivamente riproponendo, in chiave casalinga, i passi salienti.

Balli, voli, discese sui vagoni….
Canti! (w Mr. Capra)



Altro che palestra o WII Fit!

Certo, ci stanno certe sere che la schiena…

L’unica macchia a tale “stato di grazia” è l’ennesimo tentativo di recupero del tempo perduto.
Insomma che mi sono iscritto a scuola guida per conseguire la patente della moto.
Considerando che, da conducente, non mi son mai seduto neanche su un cinquantino senza marce, si può considerare davvero una bella sfida.
Ed infatti, questa avventura è già fonte di un certo stress, giacché mi son reso conto che non è proprio una sciocchezza (almeno per me) e che l’iniziativa non è affatto condivisa dalla consorte.

Ma di questo, magari, parlerò poi…

l’orologio non va
indietro, ma
l’età
non mi fermerà

mercoledì 22 aprile 2009

Second Life (ovvero, cos’è accaduto nel frattempo)

Piccolo Prologo

Il 10 Aprile, volevo pubblicare questo post.
Era passato un mese, un primo traguardo.

Non ce l’ho fatta.

L’immagine di una bara, sovrastata da un’altra più piccola, e bianca, fatica ad abbandonare memoria e coscienza.
Con lo sguardo, non ho potuto fare a meno d’abbracciare la mia famiglia e abbandonarmi al silenzio, ad un unico pensiero.

Un mese e mezzo fa, circa…

Mentre eravamo seduti nella sala d’attesa, aspettando (appunto!) pazientemente il nostro turno, riflettevo sul fatto che quella poteva essere, forse, l’unica eventualità in cui si entra in ospedale con un certo entusiasmo.

Inconciliabile binomio, un ossimoro: “ospedale” - “lieto evento”.

Anche il personale sembrava percepire questa condizione di privilegio.
Li vedevi passare, indaffarati ma soddisfatti, sorridendo compiaciuti ad ogni gemito e sofferenza.

A descriverlo pare surreale.
Eppure, non si poteva che condividere, e sorridere a propria volta, con occhi di commozione e meraviglia.

Era una mattinata piuttosto movimentata.
Dalla notte fino a quel momento s’erano presentate quattro nuove pazienti ed i “posti letto” scarseggiavano.
Così, noi, speravamo di non dover posticipare il momento.

Dopo un paio d’ore circa, fummo convocati.

Continuavo a galleggiare e pensare, ricordando ciò che accadde la volta precedente…
Le prime avvisaglie all’una di notte, l’attesa perché i sintomi si manifestassero con regolarità ed agli intervalli “stabiliti” per la partenza,
Tira-e-molla emotivo, impazienti ma timorosi tergiversavamo tra le mura domestiche…
Chissà perché, queste cose accadono prevalentemente nelle ore notturne. Mah.

L’appuntamento allevia l’ansia, ma forse è soprattutto per la sensazione di “già vissuto”.

Dal primo accertamento fino al ricongiungimento famigliare fu un susseguirsi di burocrazia ed attese.

Gabriele vide la luce alle 11:10 del 10 Marzo 2009 e pesava 3.650Kg.
Non male per essere nato 10 giorni prima del presunto evento naturale.

La degenza durò 4 giorni.
Anzi meno, giacché il quarto giorno ci fu la dimissione.
Durante questo periodo, la baby (Camilla) pernottò, come la mamma, fuori casa.
Con la sua valigetta, si trasferì dai nonni.
Concordammo che fosse la soluzione migliore, così potei passare gran parte del mio tempo col resto della famiglia e concedermi un buon sonno ristoratore che chi sa quando ne avrei avuto nuovamente l’opportunità!

A parte le processioni di amici e parenti, ed un po’ di sintomi post-operatori, questo periodo passò senza alcun avvenimento degno di nota.

E qui termina pure la parte “poetica”.

All’atto della dimissione, il pupo non aveva preso molto peso, ma le cause furono imputate al calo fisiologico e alla pochezza nutritiva del primo latte materno.
Pertanto, fu fissato una prima visita 3 giorni dopo.

Alla visita successiva, la crescita fu ancora scarsa ed, inoltre, fu constatato un lieve ittero.
…Altro appuntamento 4 giorni dopo, dove l’ittero era notevolmente aumentato e si prospettava il fermo per una “passatina” sotto le lampade.
Un dottore illuminato, però, sentenziò che si trattava, quasi sicuramente, di fame!
Pertanto, dovevamo vigilare sulla buona volontà del soggetto, pesandolo prima e dopo i pasti, ed integrando la mancata assunzione dal seno materno col latte artificiale.

Era proprio quello!

Mia moglie non mancava certo della virtù lattea, ma la creatura, dopo tre ciucciatine, smetteva di collaborare e si beava nel grembo di mamma.
Si ridestava, dunque, preso nella morsa della fame, ma ancora con poca convinzione, visto che si ripeteva sempre la medesima scena.
Forzandolo con il biberon, i tempi dei pasti si dilatarono a dismisura.
Anche un’ora per 90g di latte…
Però funzionò!
4 giorno dopo, l’ittero era quasi sparito ed era aumentato di peso.

Rimaneva l’unico fastidio dei dotti lacrimali occlusi, per cui gli si “impiastricciavano” gli occhietti”.
La cura consistette in “massaggini” e camomilla (o goccine a base di camomilla).

Ma parliamo di come la baby inquilina accolse il nuovo arrivato…

In principio, non avevamo contemplato crisi di gelosia alcuna.
La baby pareva entusiasta e nel periodo in cui la mamma non c’era non mancarono regali e cotillons “propedeutici”.
Anche nel ritorno al lido domestico, la sensazione iniziale fu di premura mista a curiosità.
Lo seguiva sempre e dovunque e voleva assistere e partecipare ad ogni attività.
Cambio pannolino, allattamento, nanna…
In questa morbosità, però, non mancarono episodi di oppressione vari.
Questo, nonostante tuttora ci dividiamo equamente per non scontentare l’ego di alcun esponente.

Prendiamo atto che un po’ di gelosia è inevitabile.

Infine, correlata alla gelosia, s’è manifestata una certa “regressione”...
Ad esempio, invece che il bicchiere siamo tornati un po’ al biberon, al latte, …

E per finire, il lettone!
Ebbene si, perché, checcavolo, il fratellino sta in camera di mamma e papà ed io no?!
Ma manco chegguai!
Così, all’inizio, c’abbiamo anche provato a dormire in tre nel lettone, ed il pupo nel lettino, ma non dormivo né io, né lei…
Morale: in cameretta ci sono finito io.
Che non sarebbe neanche male, se in cameretta non ci fosse il lettino da bambini… (quello più corto con la spondina, per intendersi…)

Ora mi sono “mezzo” abituato e comunque, di notte, è prevalentemente mia moglie che doma le due belve.
Io mi sveglio “solo” due o tre volte a notte, nell’arco delle 7 ore, per preparare il latte (quindi, la veglia dura poco) e, talvolta, “dare il cambio”.
Il che si traduce, al massimo, in 3 ore di sonno consecutive.

L’unico periodo che è possibile concedere alle proprie attività, è quello durante la nanna di entrambi gli eredi.
Peccato che coincida con le uniche opportunità di riposo…

A parte questo, ci sarebbero, come sempre, un po’ di cose che vorrei scrivere, forse, un giorno…